Spiritualità

Il cammino spirituale di Santa Scorese si delinea attraverso i suoi scritti, in particolare il diario, ma anche altre pagine scritte precedentemente, dove dimostra una sorprendente maturità per una ragazza di quattordici anni. Un esempio significativo di questa maturità è il suo rispetto verso gli altri, che si riflette nel comandamento di amare il prossimo, anche se non credente, ateo o materialista, distinguendo sempre l’errore dalla persona che lo commette.

Considera la cultura come un mezzo di crescita personale, tanto che sceglie di iscriversi al liceo classico, nonostante la famiglia preferirebbe un percorso di studi che portasse più direttamente al mondo del lavoro. La sua fiducia in Dio e la sua crescita spirituale sono evidenti fin dalle prime righe del suo diario, dove si nota una profonda adesione al linguaggio dell’amore cristiano. È in grado di percepire negli altri, illuminata dallo Spirito Santo, l’amore del Padre, la sofferenza del Figlio e la voce dello Spirito. La sua esperienza di Dio si manifesta anche nella partecipazione quotidiana alla Messa e all’Adorazione Eucaristica, ma in particolare nell’incontro con gli altri, che descrive spesso con un linguaggio biblico, come il volto di “Gesù abbandonato” che può essere riconosciuto nel prossimo.

L’espressione “Vivere Gesù abbandonato” deriva dall’esperienza che Santa ha avuto nel movimento GEN dei Focolari di Chiara Lubich, che ha vissuto dal 1985 al 1987. Un altro incontro importante nella sua vita è stato con le Missionarie dell’Immacolata “P. Kolbe”, che l’ha portata a considerare Maria come ideale e modello di donna. In parallelo, sviluppa una relazione intima con il Signore, che raggiunge il culmine nell’Eucaristia quotidiana. Non dimentica però l’attenzione agli altri, prestando supporto agli anziani in ospizio e aiutando concretamente una famiglia in difficoltà. Anche i suoi compagni di scuola, che la deridono per la sua religiosità, non vengono meno al suo amore e alla sua pazienza.

Successivamente, vive un periodo di incertezze vocazionali: inizialmente, non esclude l’idea di sposarsi, ma presto si fa strada in lei il desiderio di diventare missionaria, sebbene questo provochi dispiacere nei suoi genitori. Tuttavia, la decisione definitiva viene rimandata. Durante il suo percorso universitario, inizia studiando medicina, ma poi passa alla facoltà di pedagogia, coerente con il suo desiderio di aiutare il prossimo. Per lei, però, ciò che conta più di tutto è “mettere il Signore al primo posto”, seguendo la spiritualità di Chiara Lubich, che non impone condizionamenti esterni nel vivere l’ideale dell’Unità e dell’Amore.

Il suo martirio, con le sue parole di perdono rivolte al suo assassino, diventa la sua testimonianza più alta di amore per Dio.